Il termine "supplenza" copre in realtà tre tipologie diverse di contratto, con scadenze e graduatorie di riferimento differenti. Confonderle porta spesso ad aspettative sbagliate su durata e stabilità dell'incarico.
Copre un posto vacante: non c'è un titolare, il posto è libero in organico di diritto (tipicamente dopo i movimenti di mobilità). La scadenza è fissata al 31 agosto — è l'incarico più lungo e stabile tra i tre, e il servizio prestato conta pienamente ai fini della futura immissione in ruolo.
Qui il posto non è vacante: esiste un titolare, ma è assente per l'intero anno scolastico (per esempio in aspettativa o comando altrove). La copertura dura fino al 30 giugno, un mese in meno rispetto alla supplenza annuale, perché al rientro del titolare (o all'inizio del successivo anno) la situazione si chiarisce.
È la copertura di necessità più immediate: malattie, permessi, assenze impreviste di breve durata. Si attinge dalle graduatorie di istituto (di circolo, terza fascia), non direttamente da GAE o GPS. La durata è quella dell'assenza da coprire — da un solo giorno a qualche settimana, a seconda dei casi.
Un aspetto che spesso sorprende chi è alle prime esperienze: ai fini del punteggio, più supplenze brevi svolte nello stesso anno scolastico si sommano tra loro, contribuendo comunque a costruire anzianità di servizio nel tempo.